Da 120 anni, da quel lontano 1895, anno in cui Luigi Lavazza rilevò la Paissa & Olivero, una piccola drogheria nel cuore di Torino, che di lì a poco sarebbe diventata una azienda importante, Lavazza fa un caffè italiano, prodotto con tecniche sempre più innovative ed attenzione all’ambiente.

La torrefazione torinese ha festeggiato il suo anniversario presentando il primo bilancio di sostenibilità, che offre una rendicontazione completa dell’impatto della società: è uno strumento innovativo, che informa sui progressi compiuti dall'azienda in termini di risparmio energetico, emissioni di C02 e cura per il patrimonio umano e ambientale.

Questo è un modello di responsabilità sociale d'impresa 2.0 - ha spiegato lo studioso Wayne Visser, insigne professore dell’Università di Cambridge e direttore di Kaleidoscope Futures,tra i massimi esperti al mondo di Responsabilità Sociale delle Imprese - Un modello sistemico in cui ambiente e economia riescono a incontrarsi.

Visser vede molti punti di contratto fra il suo modello ‘Creating Integrated Value’ - ossia la CSR 2.0 - e la visione di Lavazza: un modello sistemico in cui la sostenibilità sociale ed ambientale sono parti integranti della sostenibilità economica.

Il bilancio di sostenibilità 2014, redatto secondo le linee guida dell'organizzazione internazionale Global Reporting Initiative (Gri), è stato presentato da Giuseppe e Marco Lavazza a Milano nel Sustainability Hub di Cascina Cuccagna.

Quando parliamo di sostenibilità intendiamo un processo molto articolato. Più alziamo l’asticella nei nostri risultati e più possiamo crescere. - ha detto Giuseppe Lavazza, vice presidente del Gruppo - La sostenibilità non è un viaggio solitario, ma è necessario attingere dalle esperienze più varie e diverse che devono essere integrate nel modello di business e messe a sistema. Solo così le aziende possono continuare a crescere, creando valore condiviso con i propri stakeholder interni ed esterni ed investendo, ogni anno, in risorse per rendere più sostenibili ed efficaci i propri processi produttivi.

Tra i dati più importanti, che emergono dal bilancio 2014, segnaliamo in particolare il taglio delle emissioni di Co2 (-17%), l’uso di energia rinnovabile (il 100% dell’energia elettrica per il funzionamento dei suoi stabilimenti italiani), i cali di consumi elettrici (-8%) e termici (-6% in valore assoluto, -17% per unità di caffè confezionato). L’impegno in sostenibilità, cresciuto da 2,7 a 5,8 milioni di euro tra 2012 e 2014, ha portato ad un risparmio economico del 3,9%.

Gli investimenti per una maggiore efficienza dei processi produttivi che hanno generato nel solo 2014 un risparmio economico del 3,9% rispetto al totale dei costi industriali di produzione del 2013 - ha affermato Marco Lavazza - verranno reinvestiti in sostenibilità, creando così un cerchio virtuoso in grado di generare e rigenerare valore condiviso.

Altrettanto importante è l’attenzione al lato umano. Il 98% dei contratti di lavoro è a tempo indeterminato. Il personale, i produttori ed i collaboratori sono continuamente formati ed aggiornati: le ore della formazione, ad esempio, sono passate dalle 17.812 del 2012 alle 22.892 ore del 2014.

Sarà sostenibile anche il nuovo Centro Direzionale dell’azienda, un impianto da 30mila metri quadri che sorgerà in Borgata Aurora (Torino): un investimento da 100 milioni di euro, progettato da Cino Zucchi e già candidato per aggiudicarsi il Leed Gold (Leadership in Energy and Environmental Design).

Lavazza conta nel suo portafoglio ben 332 titoli di proprietà intellettuale e altri 295 sono in fase di esame, 15 solo nel 2014.

L’azienda ha costituito anche la Fondazione Lavazza, che realizza progetti sociali di impresa internazionali a supporto delle comunità nei paesi produttori di caffè, impegnandosi a promuoverne il benessere sociale e il miglioramento delle condizioni economiche: nel triennio 2012-2014, ad esempio, le erogazioni alla Fondazione sono aumentate in modo esponenziale (+166%), passando da 750.000 a circa 2 milioni di euro, finanziando 34 progetti che hanno interessato 11 Paesi produttori in 3 continenti, coinvolgendo oltre 65.000 coltivatori.

Oggi Lavazza macina il 50% del suo fatturato all’estero, puntando a salire al 70% con il rafforzamento in mercati chiave come gli Stati Uniti, la Francia e l’Australia.

Bene, ora non rimanga una questione di marketing e si rafforzi il rapporto con i paesi produttori. - ha detto Carlo Petrini, patron di Slow Food, ospite della presentazione milanese - Bisogna ricordarsi che “sustainability” deriva da sustain, il pedale del pianoforte che fa durare le note: perché questi progetti devono durare nel tempo.

Info: www.lavazza.it.

Giovanni Scotti

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