Agghiacciante e, al contempo, ottimistico, il film può avere due piani di lettura: il primo “storico-documentaristico” per cui, appunto, può essere definito agghiacciante, il secondo, quello dei rapporti umani.

Le vite degli altri di Henckel von Donnersmarck

  Cultura e Spettacoli  

La vicenda storica è nota.

Il film documenta la capillare attività di controllo e spionaggio nella Germania dell’Est (DDR), attività peraltro  sostanzialmente non dissimile da quella della polizia segreta di ogni dittatura, dall’OVRA fascista al KGB sovietico.

La STASI è probabilmente diventata l’emblema di questo tipo di polizia forse perché la democrazia tedesca, dopo la riunione delle due Germanie, per la prima volta nella storia, ha avuto il coraggio di rendere pubblici gli archivi e di consentire a tutti i cittadini di prendere coscienza del  livello di controllo che lo Stato aveva esercitato sulle loro vite e di mettere a nudo la rete  di connivenza dei propri concittadini, scoprendo spesso che l’insospettabile vicino di pianerottolo era un delatore della Stasi. In tal modo l’apertura degli archivi è stato il simbolo ideologico della caduta del comunismo come la demolizione del muro di Berlino ne è stato l’aspetto emblematico materiale.

Agghiacciante la parte documentaristica proprio in quanto racconta la fredda efficienza della Stasi. La glaciale inespressività degli occhi azzurri del capitano Gerd Wiesler è sottolineata da primi piani tanto eloquenti quanto frequenti.

E’ però anche la vicenda dell’uomo, senza tempo e senza luogo: chi ha il potere lo esercita arbitrariamente (il Ministro) anche per fini biecamente personali (nella migliore tradizione portarsi a letto l’Attrice), chi è ambizioso (il Maggiore della Stasi) è disposto a vendere la verità per la propria carriera, chi è contro il sistema (il Regista) da questo viene spezzato, senza però che il suo sacrificio serva a cambiare le cose, chi serve il sistema credendovi idealmente (il “cattivo” Capitano) da questo  viene semplicemente utilizzato, l’ uomo “buono” di turno (il Drammaturgo), è colui che riesce a portare avanti un cambiamento stando però dentro il sistema e grazie al sacrificio di chi ha avuto il coraggio di opporsi. Alla caduta del Muro il Buono sopravvive alla propria ribellione e mantiene fama e successo, ma  solo perché il Cattivo si è “immolato”, almeno dal punto di vista ideologico, con una sfida ben più profonda e radicale perdendo tutto ma … trovando il sorriso.

Rosella Barone

 

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