La mostra è visitabile fino al 6 febbraio
Milano, Palazzo Pirelli: la mostra per il centenerio di Rachele Bianchi
Dallo scorso 14 gennaio al 6 febbraio, a Milano, negli spazi di Palazzo Pirelli, Sede del Consiglio regionale della Lombardia, può essere visitata la mostra Figura Forma. 100 anni di Rachele Bianchi, realizzata in occasione del Centenario della nascita di Rachele Bianchi, che ha lasciato un corpus di oltre 1.600 opere tra sculture, bassorilievi, dipinti e disegni, costruendo una poetica riconoscibile, centrata sull’evoluzione della figura femminile come archetipo e simbolo.

La mostra è stata presenta, martedì 13 gennaio da Giuseppe Bariona (Presidente dell'Associazione Archivio Rachele Bianchi), Giovanni Bariona (nipote dell'artista e compositore), Federico Romani (Presidente del Consiglio regionale della Lombardia), Elena Sacchi (Vicepresidente Associazione Archivio Rachele Bianchi), Giorgio Uberti, (Curatore Archivio Rachele Bianchi) e Erika Lacava (curatrice della mostra).
Come avevamo scritto lo scorso 25 settembre, in occasione della presentazione del programma degli eventi per celebrare il Centenario, l’Archivio Rachele Bianchi, che, nato nel 2019 come associazione culturale senza fini di lucro, conserva l’intero corpus dell’artista, lo studia e valorizza l’opera della scultrice, portandone avanti l’eredità artistica con uno sguardo contemporaneo.
L’esposizione che, attraverso circa un centinaio di opere, ripercorre il percorso creativo dell’artista, è stata curata da Erika Lacava e dell’Archivio.
L’antologica ripercorre settant’anni di inesauribile ricerca artistica, offrendo, così un viaggio immersivo attraverso l’evoluzione del linguaggio di Rachele Bianchi e della profondità dei temi che hanno segnato l’intera produzione dell’artista.
Il percorso espositivo si apre con una sala di highlights: quattro opere sintetizzano la complessità del suo universo creativo.
Accanto, le fotografie di Daniela Ferrante documentano la presenza pubblica dell’artista in Lombardia: dal monumentale Personaggio di via Vittor Pisani alle opere che dialogano con musei e spazi aperti.
Una sezione intima introduce, invece, alla dimensione privata di Rachele Bianchi: pagelle, lettere, schizzi preparatori, fotografie e appunti d’archivio compongono un racconto che permette di “sfogliare” il suo vissuto quotidiano.
Lungo il percorso, poi, si possono leggere frasi tratte da interviste, che scorrono sulle pareti.
La mostra prosegue con una sezione dedicata ai disegni degli anni Cinquanta, in cui il tratto essenziale della matita rivela lo studio del corpo femminile nel dopoguerra.
Seguono, poi, le ceramiche, primi segnali del passaggio alla tridimensionalità e testimonianza dell’urgenza di “plasmare la materia” trasformandola in forma e narrazione.

Il cuore della mostra è la grande sala centrale, dedicata ai cicli più profondi e autobiografici dell’artista, dalle sculture ai bassorilievi: le natività e maternità degli anni Cinquanta e Sessanta, permeate di intimità; la donna ammantata, figura-protezione nata nei momenti di crisi; i Personaggi dal manto geometricamente strutturato e via via più rarefatto; e la “rete”, simbolo di inclusione e contaminazione, divenuta una delle cifre più riconoscibili del lavoro dell’artista.

La sezione conclusiva è dedicata alle tele degli anni Duemila, opere sorprendenti per energia e libertà formale, che testimoniano come, anche oltre gli ottant’anni, Rachele Bianchi continuasse a sperimentare con uno sguardo lucido sul mondo. Il percorso si chiude restituendo l’immagine di un’artista autodidatta, prolifica e innovatrice, che attraverso la FORMA ha contribuito alla rappresentazione della donna nel secondo Novecento fino alle soglie del nuovo millennio, rivendicando oggi il suo posto nella storia dell’arte contemporanea. A corredo della mostra c'è un catalogo edito da Nomos Edizioni.
Ricordiamo che Rachele Bianchi è stata una delle prime artiste donne che ha ottenuto dei riconoscimenti pubblici a Milano e in Regione Lombardia: la sua scultura Personaggio, collocata in via Vittor Pisani, è la prima opera pubblica della città realizzata da una donna e dedicata alle donne e rappresenta un simbolo di inclusione e uguaglianza.

Il contributo artistico e sociale dell’artista è stato ulteriormente riconosciuto nel 2019 con la menzione tra le prime cento donne al Famedio di Milano, un riconoscimento riservato a chi ha lasciato un’impronta significativa nella storia e nella cultura della città.
Altre 13 opere, tutte raffiguranti la figura femminile, sono presenti in Lombardia in altrettanti spazi pubblici.
Le sculture di Rachele Bianchi sono opere vive, capaci di superare le generazioni e di raccontare la forza di una donna che ha sfidato i pregiudizi del suo tempo.
Autodidatta e determinata, l’artista ha scelto la scultura, un campo tradizionalmente considerato “non adatto” alle donne, dimostrando coraggio e talento straordinari.
Nel corso della sua carriera ha saputo affermarsi in un contesto artistico dominato dagli uomini, trasformando materiali impegnativi come marmo e bronzo in opere di grande poesia e potenza espressiva.
Con la sua pratica artistica, Rachele Bianchi ha contribuito a ridefinire il ruolo della donna nell’arte del XX secolo, lasciando un segno nella cultura italiana.
Info: www.archiviorachelebianchi.it.
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