Verona: Vinitaly 2019

24/04/2019

125 mila visitatori, provenienti da 145 nazioni, 4600 aziende espositrici, 100 mila metri quadrati espositivi: sono questi i numeri che hanno caratterizzato la 53esima edizione del Vinitaly, l’esposizione che, dal 7 al 10 aprile ha paralizzato la bella città di Giulietta e Romeo. Anche perché in contemporanea, nelle vie cittadine e in tre borghi storici della provincia (Bardolino, Valeggio sul Mincio e Soave), si svolgeva Vinitaly and the city, il contenitore che, anche quest’anno, ha chiamato a raccolta ben 80 mila “wine-lovers” o appassionati che dir si voglia.

E sì perché quello tra gli italiani e il vino, come emerge dall’indagine “Mercato Italia - Gli italiani e il vino” (realizzata da Vinitaly con l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor), è un rapporto edonistico: fatto di soddisfazione dei sensi più che di conoscenza, con solo un quarto dei consumatori che si dice in grado di riconoscere ciò che sta bevendo. Quota quella degli ‘esperti’ che sale nei maschi (33% contro il 18% delle donne), nel NordOvest (31%) e in maniera direttamente proporzionale al reddito (45%) e alla scolarità (laureati al 39%). Tra i criteri di scelta, il territorio di produzione la spunta su denominazione e vitigno. Assieme sommano il 61% delle risposte e si rivelano molto più importanti di prezzo, brand aziendale, consigli di sommelier e caratteristiche green. Tra i ‘saranno famosi’ nei prossimi 2-3 anni, i consumatori indicano invece gli autoctoni (28%), i biologici (19%), i vini veneti, piemontesi, toscani, pugliesi e siciliani e quelli leggeri, facili da bere e da mixare. Vino nel bicchiere ma anche in campagna, con il 23% degli italiani che hanno fatto una vacanza/escursione in un territorio del vino e solo il 18% che esclude questa possibilità in futuro.

Naturalmente, come emerge da un’altra ricerca, è comunque la grande distribuzione il canale di vendita del vino italiano di gran lunga più rilevante, con 619 milioni di litri per un valore di 1 miliardo e 902 milioni di euro. I vini Doc e Docg in bottiglia registrano il +5,3% nel primo bimestre 2019 (dopo una sostanziale tenuta nel 2018); gli spumanti il + 2,1%, i vini biologici il +18% (+ 11,8% gli spumanti bio); i vini a marca privata o marchio del distributore (MDD) in bottiglia il + 7% (dati 2018 a volume, ricerca IRI per Vinitaly 2019, iper+super+libero servizio piccolo).

Ritornando a Vinitaly ci siamo concentrati su alcune produzioni di varie regioni e più in particolare abbiamo avuto modo di assaggiare, in Piemonte, i nebbioli Colline Novaresi Doc di Cascina Montalbano (tra cui spicca il “vibrante” Boca Doc); spostandosi in Abruzzo abbiamo degustato la magnifica Cococciola “Brilla” di Marchesi de’ Cordano, accompagnata da specialità abruzzesi fatte rigorosamente a mano dalla mamma di Francesco d’Onofrio, patron della maison; abbiamo fatto un salto anche in Lombardia, dove, presso l’Azienda Agricola Rebollini, presente per la prima volta al Vinitaly, abbiamo assaporato un magnifico Metodo Classico Brut nature 2012, insieme all’immancabile salame prodotto dal proprietario della cantina, Gabriele Rebollini.

Ma il Vinitaly non è solo vino: allo stand Zýmē, nello spazio della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) abbiamo assistito alla presentazione del libro “Natura Alchemica” scritto dal giovane autore Filippo Tommasoli. Si tratta di una narrazione sui generis, che parla della vita di Celestino Gaspari (patron dell’Azienda) e dei suoi vini fuori dal comune, tra i quali spicca Harlequin, ottenuto con uve di ben 15 varietà (sia di bacca bianca che rossa).

Rosella Trombetta