Mercoledì 19, a Milano, alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese, è stata inaugurata la mostra “EADWEARD MUYBRIDGE (1830 - 1904). Tra scienza e arte”, realizzata a cura di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio.

E’ la prima volta che, in Italia, viene fatta una mostra su Eadweard Muybridge, le cui fotografie hanno influenzato gli Impressionisti ed anticipato la nascita del cinema.

Il primo approccio professionale con la fotografia, Muybridge, inglese emigrato negli States, lo ebbe documentando la potente bellezza del Parco Nazionale di Yosemite. Poi la curiosità di un uomo d’affari lo spinse a verificare l’ipotesi se, nel galoppo, tutte e quattro le zampe del cavallo risultino contemporaneamente alzate rispetto al suolo, come le dipingeva Gericault e con lui i grandi artisti del momento. Utilizzando 24 fotocamere collegate ad altrettanti fili lungo il percorso, Muybridge ottenne una sequenza di immagini che documentavano con assoluta precisione il movimento dei cavalli, confermando che, per alcuni istanti, effettivamente nel galoppo l’intero loro corpo risulta sollevato dal suolo, ma indicando anche che l’estensione delle zampe risultata affatto diversa da quella immaginata agli artisti.

Paul Valéry riconobbe che le fotografie di Muybridge rivelano chiaramente gli errori in cui sono incorsi tutti gli scultori e i pittori quando hanno voluto rappresentare le diverse andature del cavallo.

Queste immagini divennero celebri. Molti artisti, e tra loro Degas, capirono l’importanza della fotografia come fonte di documentazione oltre la capacità visiva. Divenne comune trasporre dalle foto non solo il movimento invisibile all’occhio umano ma anche altri aspetti della realtà, giungendo ad dipingere direttamente sull’immagine fotografica. Dopo i cavalli, gli uccelli in volo e il movimento degli animali dello Zoo di Philadelfia, il soggetto diventa l’uomo. Divennero presto celebri i suoi nudi in movimento, fotografati su uno sfondo con una griglia disegnata, mentre correvano, salivano le scale o portavano secchi d’acqua.

Con la collaborazione dell’Università di Pensylvania, Muybridge ha messo a punto lo Zoopraxiscopio, uno strumento simile allo Zoetropio, che consentiva di proiettare le immagini, rendendole così contemporaneamente visibili ad un piccolo pubblico. Come al cinema.

La mostra milanese non presenta solo un focus sulla storica produzione di Muybridge. E’ stato infatti ricomposto, in chiave contemporanea, il set che egli usava per gli scatti in piano sequenza: durante la serata inaugurale, il set si è animato con 3 performances, prodotte in collaborazione con gli studenti del Dipartimento di Arti Visive di NABA Nuova Accademia di belle Arti e realizzata grazie alla strumentazione tecnica fornita da Canon. In tale occasione due ragazze, 2 ragazzi ed il cane Noce hanno attraversato il ricostruito piano sequenza, generando degli scatti per un’attuale interpretazione “alla Muybridge”.

Del percorso di visita della mostra faranno parte anche “L’assassino nudo” e un “film stenopeico”, docu-films originali realizzati da Paolo Gioli, proiettati sulle due pareti corte della galleria.

Il catalogo della mostra propone un primo saggio a carattere storico del prof. Italo Zannier, un secondo che approfondisce lo sperimentalismo di Muybridge, a cura di Paolo Gioli, e un terzo di analisi della mostra a cura di Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra.

La mostra, a carattere educativo, è prodotta, organizzata e realizzata da Fondazione Gruppo Credito Valtellinese.

Info: Galleria Gruppo Credito Valtellinese - tel +390248008015 - galleriearte@creval.it - www.creval.it

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