Arte e storia, leggende e spiritualità nel cuore d’Italia. Hernica Saxa candidate a Capitale della cultura 2028
Hernica Saxa: “Le pietre che parlano”
La ricchezza dell’Italia che tutto il mondo ci riconosce, si percepisce forse di più nei piccoli borghi che, come scrigni, conservano tesori preziosi e stratificati.
Mura preistoriche, capitelli e colonne romane, chiese gotiche, sculture raffinatissime, nobili palazzi, tradizioni curiose.
Tutto appunto in uno spazio limitato che si percorre comodamente a piedi in una giornata.
Questa ricchezza stratificata può davvero riconoscersi nella frase “Le pietre che parlano” e ha dato origine a un bel progetto, Hernica Saxa, che raccoglie quattro città del Lazio nella candidatura a Capitale Italiana della cultura 2028.

Perchè Hernica Saxa?
La scelta deriva da un famoso verso dell’Eneide di Virgilio: “Hernica Saxa colunt quos dives Anagnia pascit”. Ossia la ricca Anagni nutre coloro che vivono tra le rocce erniche.
In questo progetto Anagni, Alatri, Veroli e Ferentino hanno unito le proprie forze, superando rischi di campanilismo in uno sforzo comune.
Il tema del progetto “Dove la storia lega, la cultura unisce”, è sostenuto dai sindaci, Daniele Natalia, Germano Caperna, Piergianni Fiorletta, Maurizio Cianfrocca, dagli assessori alla Cultura, Carlo Marino e Francesca Cerquozzi e dai consiglieri comunali delegati alla Cultura Luca Zaccari e Sandro Titoni, in rappresentanza delle rispettive amministrazioni comunali.
Antonio Ribezzo, direttore della Rivista Agorà e Presidente Archeoclub d’Italia della sede di Ferentino, direttore del progetto, sottolinea “E’ un intero territorio ad essere stato candidato, con ben 87.000 abitanti, più di 150 siti culturali e con il sostegno di tutti i comuni del frusinate, che arrivano a 465.000 abitanti!".
Siamo nel cuore d’Italia, in un Lazio di cui parlano Virgilio e Livio come terra di genti antichissime.
Qui in tempi remotissimi, i bellicosi popoli italici si scontrarono con Roma fino alla assimilazione.
Qui Roma portò strade, templi e impianti urbani.
Qui il Medioevo vide il passaggio di monaci e santi, la fondazione di importanti abbazie, la costruzione di cattedrali romanico-gotiche, gli scontri epocali tra Papa, re e imperatori.

E poi, con il passare dei secoli, qui sono vissuti intellettuali, filosofi e artisti.
Fino a quando il Grand Tour nel ‘700 introdusse la moda di visitare l’Italia come paradiso delle arti.
E gli studiosi inglesi e tedeschi arrivarono qui ansiosi di scoprire il regno della bellezza, rimanendo stupefatti e commossi.
È significativa in questo senso la frase di Gregorovius che, davanti alla cinta di mura ciclopiche di Alatri, disse che lo aveva colpito più della vista del Colosseo.
Percorrere oggi queste piccole città a misura d’uomo vuol dire attraversare questa ricca stratificazione. E stupirci anche noi, come gli intellettuali del ‘700.
Cominciamo il nostro viaggio da Anagni, centro di grandi eventi, città di quattro papi, tra cui il più famoso Bonifacio VIII, il papa dello schiaffo, che il sommo poeta Dante Alighieri cita nella Divina Commedia!
Prima tappa, che lascia senza fiato, la cripta di San Magno, all’interno della Cattedrale, uno dei cicli pittorici medievali più affascinanti d’Europa, definita la “Cappella Sistina del Medioevo”, interamente affrescata con scene bibliche, simboli cosmologici e figure allegoriche, in colori smaglianti e una sontuosa iconografia.

Splendidi pavimenti cosmateschi e il Museo con i suoi gioielli, come un magnifico cofanetto in oro e smalti del XIII secolo sono gli altri tesori della Cattedrale.
Poiché Anagni è città di ben quattro Papi, due nati in città, Gregorio IX e Bonifacio VIII, due nati in borghi vicini, Innocenzo III e Alessandro IV, vanta nobili palazzi, legati alla presenza della corte papale.
Il più famoso è il Palazzo dello Schiaffo secondo l’episodio dello “Schiaffo di Anagni” avvenuto nel 1303, contro papa Bonifacio VIII.
Episodio forse leggendario, ma testimone di fortissimi contrasti in nome del potere.
Anche se allora Anagni cominciò a perdere centralità, conserva tuttora magnifici monumenti medievali, a cominciare da tutto il centro storico, con il suo intreccio di vicoli medievali, archi in pietra e loggiati.
E, appena fuori centro, da vedere l’interessante chiesa di S. Pietro in vineis, con alcuni notevoli affreschi del XIII e XIV secolo.
Da non perdere anche il MAE - Museo Archeologico Ernico, che espone fossili e materiali di circa 400.000 anni fa, rinvenuti nei siti dei dintorni, strumenti in osso e in pietra e anche rarissimi resti umani, i denti attribuiti al genere Homo Heidelbergensis, ben precedente ai tempi dell’uomo di Neanderthal.

Continuiamo il nostro itinerario verso Alatri, la città che stupì Gregorovius nel ‘700.
Davvero stupefacente l’Acropoli, una straordinaria struttura fortificata situata nella parte più alta della città, che domina l’intero territorio circostante e rappresenta uno degli esempi meglio conservati di architettura megalitica dell’Italia centrale.
Queste mura poligonali sono formate da enormi blocchi di pietra perfettamente incastrati tra loro senza l’uso di malta, una tecnica costruttiva che ancora oggi suscita meraviglia per la precisione con cui le pietre furono lavorate e posizionate, dimostrando un livello di conoscenze tecniche sorprendente per un’epoca così remota.
Quasi incredibile che possano essere state costruite da popoli antichissimi, tanto da far pensare ad extraterrestri!
E i numeri sono impressionanti: il perimetro delle mura è di 2 km, con un andamento che secondo alcuni studiosi richiamava la costellazione dei Gemelli, lo spigolo sudorientale presenta l’altezza massima delle mura con 14 massi sovrapposti per una altezza di 17 metri.

Poi c’è la Alatri medievale, quella della Cattedrale di San Paolo, che conserva un’antica reliquia oggetto di grande devozione popolare, l’ostia incarnata, riconosciuta da una Bolla papale, e la statua di San Sisto, in legno ricoperto da una lamina di argento, portata in processione in occasione nella festa del patrono.
Bellissimi anche i tesori della chiesa di Santa Maria Maggiore: l’icona di Madonna col Bambino detta Madonna della Libera, e la statua lignea policroma di Maria in trono col Bambino detta Madonna di Costantinopoli per l’accostamento ai canoni artistici bizantini.
Infine nella chiesa di San Francesco, del XIII secolo, davvero originale l’affresco che raffigura un Cristo Pantocratore al centro di un labirinto.

Ed eccoci a Veroli, la città più alta delle quattro, arroccata tra i Monti Ernici, silenziosa e ricca di nobili testimonianze.
Tra tutte la più notevole è l’epigrafe dei Fasti Verulani, un eccezionale Calendario Romano che riporta i primi tre mesi dell'anno con i giorni sacri, feste e vita pubblica della città antica.
La sua storia è ancora più suggestiva perché non si ferma all’età imperiale: secoli dopo la lastra fu riutilizzata come copertura funeraria in una tomba cristiana.
Oggi la lastra è conservata nel bel Museo Archeologico di Veroli, in cui si scoprono gli strati sotterranei della città, le possenti sostruzioni di sostegno, il lungo corridoio ipogeo, resti di corredi funerari.
E poi, passeggiando per la città, si scopre la Veroli medievale, con la Basilica di Santa Maria Salome, meta di pellegrinaggio lungo le vie della fede, con la celebre Scala Santa, che la tradizione vuole collegata simbolicamente a quella percorsa da Gesù a Gerusalemme.
I fedeli la salgono ancora oggi in ginocchio, rievocando un rito penitenziale antichissimo che contribuisce a mantenere viva l’atmosfera mistica del luogo.

Non religioso, ma laico è un altro tesoro nascosto di Veroli, la Biblioteca Giovardiana, fondata dall’importante ecclesiastico Vittorio Giovardi, appassionato letterato, storiografo e bibliofilo, ricca di manoscritti e cinquecentine, prima biblioteca di uso pubblico del Lazio meridionale.
E non dimentichiamo a pochi chilometri dalla cittadina, la famosa Abbazia di Casamari, uno dei complessi monastici cistercensi meglio conservati d’Italia, un luogo in cui il tempo sembra sospeso tra chiostri, pietra chiara e silenzio.

Ferentino infine, ci attende con altre sorprendenti testimonianze del passato.
Per esempio il Testamento di Aulo Quntilio Prisco, appena inaugurato in posizione panoramica di fronte alla valle del Sacco, e poi l’imponente Mercato Romano, che parla ancora di botteghe e scambi risalenti a due millenni fa, o il Teatro Romano, recuperato di recente, dopo un paziente studio sulla urbanistica di Ferentino.
E come sottolinea con orgoglio Piergianni Fiorletta, sindaco di Ferentino: “Noi ci siamo! Hernica Saxa oggi è già un modello che non morirà, un percorso avviato da un anno con l’obiettivo di arrivare a concorrere bene al titolo di Capitale Italiana della Cultura.

Lo stesso riconoscimento qualora dovesse arrivare, non sarà un traguardo ma una fase cruciale per perfezionare un metodo innovativo di crescita delle aree interne. Crescita in termini di servizi, crescita culturale e soprattutto crescita in pianificazione tecnologica delle aree appenniniche.”.

Non dimentichiamo infine la ricchezza e il gusto della gastronomia locale, che spazia da formaggi e affettati tipici all’amatriciana, ai “fini fini” all’eccezionale timballo di Bonifacio VIII, specialità del ristorante Del Gallo di Anagni, che esiste da ben 400 anni! La ricetta brevettata, che risale al 1845, prevede un cuore di fettuccine al ragù racchiuso in un guscio di prosciutto e pasta.
Tutte le info
https://www.hernicasaxa2028.it/
Franca Dell’Arciprete Scotti
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