Cernobbio: la mostra di arte diffusa TRACCE di Davide Dall’Osso
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Fino al 4 ottobre a Cernobbio si può visitare la mostra di arte diffusa TRACCE di Davide Dall’Osso. Ricordiamo che il Comune di Cernobbio e la Galleria GALP, fondata nel 1984 a Olgiate Comasco da Mauro Colombo e Paola Catelli, hanno concepito il progetto triennale Ombre e Presenze: un percorso di ricerca artistica dedicato ai temi della presenza e dell’assenza, della materia e della sua dissoluzione nello spazio, che si articola in tre mostre di arte diffusa, ciascuna della durata di circa sei mesi, che vedono protagonisti tre artisti contemporanei, chiamati a interrogare il pubblico sul significato dell’essere “qui e ora”, nel rapporto tra corpo, ambiente e percezione. La prima edizione del 2025 è stata dedicata a Stefano Bombardieri e ai suoi famosi e imponenti rinoceronti e altri animali (Il viaggio del rinoceronte e il paradosso del tempo, a cura di Anna Lisa Ghirardi) che hanno popolato le vie di Cernobbio. La seconda edizione del progetto è, ora, affidata alla leggerezza delle opere di Davide Dall’Osso, artista che ha messo il proprio talento a servizio della sostenibilità ambientale, trasformando materiali di scarto industriale in sculture di forte intensità poetica. Attraverso un uso magistrale delle trasparenze e delle stratificazioni materiche, Dall’Osso dà vita a opere che sembrano però sospese tra presenza fisica e immaterialità, fondendosi con lo spazio che le accoglie. Il titolo della mostra, Tracce, prende ispirazione dalla poesia “Per un teatro clandestino” di Antonio Neiwiller, letta dall’artista in occasione dell'inaugurazione: il progetto espositivo si sviluppa come un percorso dove ognuna delle installazioni è una traccia lasciata dallo scultore: ognuna delle 15 installazioni (che comprendono circa 60 sculture) diventa essa stessa una traccia da leggere, interpretare e vivere. Tracce è un invito a percorrere sentieri impervi, a confrontarsi attraverso le macerie del presente per trovare nuove possibilità di senso attraverso l’arte. Ogni installazione è un segno lasciato per chi verrà dopo, un luogo da abitare con lo sguardo e con l’emozione. Dall’Osso ha spiegato: Viviamo tempi precari, dove quello che solo un attimo fa era certo, adesso si sgretola. Ci aggrappiamo alle tracce del passato - nella cultura, nell’arte, nel sociale, nei percorsi familiari - per orientare il presente e non essere inghiottiti dal futuro. Le 15 installazioni presenti in mostra rappresentano queste tracce che raccontano di resilienza, rinascita, coraggio civile, emancipazione, sete di conoscenza, giustizia, cambiamento, empatia, amore: il pubblico è invitato a leggerle, interpretarle e confrontarsi con le proprie emozioni. Anche il colore di alcune delle installazioni assume una valenza più profonda: diventa inclusione dell’altro e accoglienza della diversità, aprendo lo sguardo verso esperienze e sensibilità differenti. Le installazioni dialogano con il tempo e lo spazio (come scrive Neiwiller), tra luoghi visibili e luoghi invisibili, reali e immaginari, e incarnano un nomadismo, una condizione di libertà e ricerca, un processo di liberazione. Il percorso si sviluppa ra le strade di Cernobbio - luogo di intenso fascino paesaggistico e di profonda tradizione culturale e la Galleria GALP. Il progetto intende, infatti, trasformare il tessuto urbano e naturale della città in un palcoscenico diffuso per l’arte contemporanea, in cui le opere dialogano in modo organico con l’ambiente circostante. Le sculture di Dall’Osso si inseriscono nel paesaggio come presenze silenziose e potenti: il riflesso delle forme nelle acque del lago, il contrasto tra la monumentalità delle opere e la delicatezza della natura, la relazione con l’architettura storica contribuiscono a esaltare, attraverso il linguaggio della contemporaneità, l’anima liberty e l’identità profonda di Cernobbio. Le 15 installazioni di Dall’Osso si incontreranno sul Lungolago, nell’area pedonale, a Villa Bernasconi ma anche in punti meno turistici della città, in spazi più discreti volutamente scelti per coinvolgere zone meno battute della rinomata cittadina e coinvolgere maggiormente il territorio e i suoi abitanti. Ognuna delle installazioni prende il titolo da un verso della poesia “Per un teatro clandestino” di Antonio Neiwiller. |



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