Woak: la nuova palette cromatica, lo sgabello Houdini e il progetto Nomadic Woak
Woak ha presentato un’evoluzione del suo linguaggio progettuale con una nuova palette che reinterpreta i suoi arredi in legno massello, affiancata non solo dal nuovo sgabello Houdini, disegnato da Antonio De Marco, ma anche da un inedito doppio appuntamento con il progetto fotografico Nomadic Woak.
Come anticipazione della collezione, che sarà rivelata ufficialmente durante la Milano Design Week 2026, il brand ha svelato, infatti, nei giorni scorsi, una preview dei prodotti realizzati nei nuovi colori insieme agli scatti di Luca A. Caizzi.
Il brand continua, così, il suo percorso di continua ricerca ed esplorazione, raccontando le ispirazioni da cui prendono forma i prodotti dell’azienda.
La nuova palette cromatica
L’introduzione dei nuovi colori - verde menta, giallo, rosso, verde, grigio, blu, burgundy e nero - amplia ulteriormente l’offerta del brand, aprendo a nuove possibilità espressive e compositive. Il colore diventa così strumento di sperimentazione, capace di dialogare con la materia e valorizzare le qualità intrinseche del legno massello, senza mai sovrastarne la presenza. Un’evoluzione che riflette il DNA multi-sfaccettato di Woak, fatto di competenze incrociate, apertura al nuovo e continua ricerca, e che rafforza l’identità di una collezione pensata come sistema in divenire, capace di adattarsi a contesti e sensibilità diverse.
I nuovi colori introducono tonalità che dialogano con lo spazio e con il tempo, preservando l’identità di Woak e aprendo a nuove possibilità espressive.
Lo sgabello Houdini (nella foto)
Il nuovo sgabello Houdini, disegnato da Antonio De Marco nasce in controtendenza rispetto a un mondo di oggetti complessi: sceglie la via della sintesi, lavorando per sottrazione. Realizzato in frassino massello curvato, è composto tra tre elementi e si presenta con assoluta sincerità, riducendo la struttura al minimo indispensabile. Una curva generosa, una seduta e un piede trasversale. L’incanto si compie nel momento dell’uso: sedendosi, il corpo nasconde naturalmente il curvato in legno, generando un’illusione ottica che sembra sfidare la fisica. Come nelle performance del mago da cui prende il nome, la materia pare scomparire, lasciando chi si siede sospeso nel vuoto.
Nomadic Woak
Ideato da /àr-o/ studio, art director di Woak, e realizzato dal fotografo Luca A. Caizzi, Nomadic Woak mette in scena il desiderio dell’azienda di aprirsi al nuovo, con una vocazione, quasi nomade, a viaggiare e assorbire conoscenze provenienti da tutto il mondo. Il progetto interpreta questo “nomadismo” come attitudine progettuale e culturale: un muoversi continuo tra persone, luoghi e visioni diverse, capace di mettere in luce la ricchezza delle differenze in una contemporaneità sempre più omologata. In questo percorso, il legno e il know-how tecnico-produttivo dell’azienda diventano il filo conduttore che unisce approcci e linguaggi diversi, dando forma a una collezione poliedrica e in costante evoluzione.
Nomadic Woak è un progetto in continuo movimento, aperto alla contaminazione e al cambiamento.



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