Roma, Cinecittà: il Museo Italiano Audiovisivo e Cinema

05/11/2019

Con la partecipazione del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini si è svolta la presentazione alla stampa e ad un ristretto numero di ospiti del mondo del cinema e della televisione del nuovissimo Museo Italiano Audiovisivo e Cinema, in sigla MIAC.

Il MIAC, che aprirà al pubblico negli Studi di Cinecittà dal prossimo dicembre, racconterà e farà vivere al pubblico il percorso del patrimonio audiovisivo italiano dalle origini del Cinema, ai filmati che hanno costituito i grandi archivi del nostro paese fino all’arrivo della Televisione e alla nascita e allo sviluppo della nuova immagine digitale.

Gli interventi di Roberto Cicutto, Presidente e Amministratore delegato di Istituto Luce Cinecittà, Maria Pia Ammirati, Direttore di Rai Teche, e Felice Laudadio, Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC), hanno evidenziato che il MIAC sarà una struttura in divenire, una start up capace di crescere modificandosi nel tempo, e che ospiterà anche mostre temporanee, installazioni, proiezioni, incontri.

Un vero e proprio museo in divenire, cosa che può sembrare un ossimoro, visto che normalmente i musei cristallizzano artefatti immutabili del passato. Ma il cinema e la televisione sono arti così dinamiche che un museo loro dedicato richiede aggiornamenti continui, come se fosse un sito web, e infatti qualcuno ha definito il MIAC un sito web in muratura.

Il museo, situato dentro gli Studi di Cinecittà in Via Tuscolana, 1055 a Roma, occupa un’area di 1650 metri quadri, nell’edificio un tempo sede del Laboratorio di Sviluppo e Stampa: un luogo dove nei decenni, in milioni di metri di pellicole e pizze, è passata buona parte della storia del cinema italiano. Ora quelle sale tornano a vivere, e a ospitare nuovamente la pellicola. Quello che le sue sale ospiteranno è il lungo ‘film’ della visione in Italia.

Il MIAC, la cui realizzazione è costata due milioni e mezzo di euro (compresa una onerosa bonifica dei terreni su cui sorge), si sviluppa in 12 ambienti principali scanditi in aree tematiche. Ogni sala esplora un tema, attraverso i materiali visivi e sonori accompagnati da apparati testuali, e un’installazione immersiva pensata per approfondire la sfera di senso del tema proposto al visitatore. I temi sono ampi contenitori suggestivi: Potere, Musica, Commedia, Lingua, Eros, Maestri… Un lemmario essenziale per sfogliare l’atlante dell’immaginario.

Due elementi che procedono in ampia lunghezza - come una pellicola o un nastro - formano la spina dorsale del MIAC.

Il primo è la Timeline, una parete di oltre trenta metri in cui attraverso un sorprendente graffito animato leggiamo, vediamo, tocchiamo date ed eventi della storia dell’audiovisivo in Italia, dal pre-cinema a oggi. Un congegno di grafica e realtà aumentata che unisce didattica a una festa per gli occhi.

Il secondo elemento è il mitico Nastro trasportatore, il rullo originale di oltre 40 metri che per decenni ha trasportato in queste sale le pellicole per le lavorazioni. E che oggi fa viaggiare i pensieri scritti dai visitatori su schermi luminosi, trasformandoli in piccoli biglietti stampati. Un poetico omaggio allo Sviluppo e Stampa.

Il MIAC aprirà al pubblico nel dicembre 2019 e sarà visitabile con lo stesso biglietto integrato con cui già oggi si visitano gli studios e l’esposizione “Cinecittà si mostra”.

Ugo Dell’Arciprete