Emicrania: nuovi farmaci riducono la frequenza degli attacchi

09/10/2019

Venerdì, 4 ottobre, a Milano, Piero Barbanti, Direttore dell’Unità per la cura e la ricerca su cefalee e dolore dell’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma; Antonio Russo, Responsabile Centro Cefalee presso l’Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’ di Napoli; Bruno Colombo, Direttore Centro Cefalee del Dipartimento di Neurologia, IRCCS Ospedale San. Raffaele - Università Vita-Salute, a Milano; e Roberta Bonardi, Sr. Director, BU Innovative, Teva Italia & General Manager Teva Grecia, hanno parlato di emicrania, una patologia neurologica, cronica ed invalidante, ancora sottovalutata.

L'emicrania è una delle malattie più diffuse al mondo e una delle più disabilitanti - ha spiegato Piero Barbanti - Al mondo sono più di 1 miliardo le persone che ci convivono ed è la seconda causa di disabilità a livello globale. Questo ci fa comprendere quanto sia importante parlarne e quanto siano necessarie migliori opzioni di trattamento e gestione. - ha aggiunto Barbanti - Oggi valutiamo l’eccezionale opportunità offerta dai nuovi anticorpi monoclonali in arrivo.

L’emicrania colpisce circa il 12% della popolazione mondiale e preferisce le donne (16% contro il 5% dei maschi). Per il 70% dei pazienti gli attacchi sono invalidanti e il 58% vivono nella paura costante che il dolore ritorni.

L’età più a rischio è quella produttiva, dai 15 ai 55 anni. - ha detto Bruno Colombo - E’ evidente la riduzione della qualità di vita in termini di socialità, lavoro e ruolo familiare. C’è poi l’aspetto legato al rischio di soffrire di depressione, stati d’ansia, disturbi del sonno e obesità. Il consiglio è di rivolgersi ad uno specialista e valutare una terapia idonea, ora anche con farmaci di profilassi.

Il problema è che … solo il 37% considera l’emicrania una vera e propria patologia.

Avere il mal di testa, infatti, è ancora considerata una cosa “che capita”: secondo quanto reso noto dal Censis, infatti, ben il 41% di chi ha a che fare con questo disturbo si rivolge al medico solo dopo più di un anno dal primo episodio e il tempo medio per arrivare alla diagnosi raggiunge anche i 7 anni.

L'emicrania, patologia documentata fin dai tempi dell'antico Egitto, giorno dopo giorno ci svela parte dei suoi segreti. - ha chiarito Antonio Russo - Grazie alla ricerca sappiamo che l'emicrania lascia la sua impronta nel cervello. Questa informazione è importantissima, perché ci consente di fare passi avanti nella gestione clinica e terapeutica della malattia, riducendo i tempi della corretta diagnosi e di un adeguato percorso di cura.

Tutti gli oratori, nel corso dell'incontro organizzato da Teva, hanno confermato che si può combattere l’emicrania in modo sempre più efficace e anche prevenirla. Fino ad oggi, infatti, circa il 50% degli emicranici ha tenuto sotto controllo il disturbo con l’assunzione di medicinali da banco, ma, oggi, arriva sul mercato una nuova classe di farmaci che, secondo gli studi, sono efficaci nel ridurre la frequenza degli attacchi.

Uno di questi è fremanezumab, approvato dall'Agenzia Europea del Farmaco (EMA) a luglio, grazie ai risultati di efficacia del nuovo anticorpo monoclonale documentati nel corso del programma di sviluppo clinico. La nuova molecola anti-CGRP, si somministra con iniezione sottocutanea.

Teva Pharmaceutical Industries Ltd. ha recentemente presentato anche i risultati dello studio di fase 3b FOCUS, che ha coinvolto circa 800 pazienti, con emicrania cronica (più di 15 giorni di cefalea al mese) e con emicrania episodica (meno di 15), tutti trattati per 12 settimane, dopo l’impiego senza successo di altre classi terapeutiche di farmaci. Dai risultati è emersa una riduzione significativa dei giorni di emicrania al mese. Un ulteriore studio a lungo termine ha rivelato in media una riduzione di oltre 6 giorni di emicrania al mese. In particolare, il 60% dei pazienti con emicrania, sia cronica che episodica, nell'ultimo mese di trattamento, presentava una riduzione del 50% dei giorni con emicrania.

Oggi abbiamo parlato di emicrania, una patologia che per molto tempo è stata quasi abbandonata. - ha spiegato Roberta Bonardi - Abbiamo sentito qual è l’impatto di questa patologia: è invalidante e con importanti ripercussioni sulla vita quotidiana, il lavoro e le relazioni affettive. Da qui il nostro impegno: fornire nuove risposte ai bisogni insoddisfatti dei pazienti. Inoltre, attraverso la corretta informazione e la formazione, cerchiamo di modificare il paradigma che vede l’emicrania ancora troppo spesso associata a un semplice mal di testa. Vogliamo aiutare i pazienti a trovare il percorso di cura più idoneo e soprattutto fare in modo che possano avere a disposizione i trattamenti migliori e più adatti.

Info: www.tevaitalia.it.