La profezia dell’armadillo di Emanuele Scaringi

18/09/2018

Ci sono fumetti con protagonisti del regno animale (topi, paperi, lupi) che, anche se si comportano e parlano come persone, hanno fattezze che non si prestano comunque a essere interpretate da esseri umani, e in quel caso una trasposizione cinematografica seria non può basarsi che sul cartone animato. Altri fumetti hanno protagonisti perfettamente antropomorfi, come ad esempio Superman o Batman, e lì sono state fatte ottime riduzioni sul grande schermo con attori in carne ed ossa.

Ma che fare quando un fumetto si basa in parte su personaggi umani, in parte su umani ma rappresentati come una chioccia o un cinghiale, e addirittura su una voce della coscienza che assume le fattezze di un armadillo? È il problema che hanno dovuto affrontare gli sceneggiatori di questa Profezia dell’armadillo, tratta dal primo albo a fumetti, e primo grande successo editoriale, di Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech.

Come noto, le storie di Zerocalcare sono sostanzialmente autobiografiche, poiché il protagonista è appunto Zero, ventisettenne che vive nel quartiere periferico romano di Rebibbia. Zero è un disegnatore ma non avendo un lavoro fisso si arrabatta dando ripetizioni di francese, cronometrando le file dei check-in all’aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti.

Zero vive in quella fascia di “gioventù avanzata”, di età ben oltre che adolescenziale, che si arrangia con lavori precari, in nero, sottopagati, quando non cade addirittura a livello di NEET ("not in education, employment or training"), ossia il pieno vuoto esistenziale.

La sua vita scorre sempre uguale, tra giornate spese a bordo dei mezzi pubblici attraversando mezza Roma per raggiungere i vari posti di lavoro e le visite alla Madre (nel fumetto la chioccia Lady Cocca, qui resa da una ottima Laura Morante). A tenergli compagnia nelle sue peripezie quotidiane, nella costante lotta per mantenersi a galla, è l’amico d’infanzia Secco.

La notizia della morte di Camille, una compagna di scuola e suo amore adolescenziale mai dichiarato, lo costringe a fare i conti con la vita e ad affrontare, con il suo spirito dissacrante, l’incomunicabilità, i dubbi e la mancanza di certezze della sua generazione di “tagliati fuori”.

L’elemento però più curioso dei fumetti di Zerocalcare, tanto da aver dato appunto il titolo al primo albo e a questo film, è l’armadillo, essere immaginario che solo Zero riesce a vedere e sentire, che lo aspetta quando Zero torna a casa, aggiornandolo costantemente su cosa succede nel mondo con conversazioni al limite del paradossale e soprattutto costringendolo a confrontarsi con i propri pensieri profondi, le proprie ansie e anche la propria timidezza.

Come dicevamo prima, come si fa a far apparire sullo schermo una (petulante a volte) voce interna? Nel film è stato scelto di realizzare un voluminoso costume rappresentante la corazza dell’armadillo, indossato dall’attore Valerio Aprea, con un risultato a dire il vero un po’ discutibile.

Ma a prescindere dalla forma dell’armadillo, resta nel film tutta l’atmosfera a metà tra la rassegnata apatia e l’orgogliosa rivendicazione degli abitanti della periferia contro la dorata e vacua vita dei quartieri alti che permea l’opera di Michele Rech e che ne ha decretato il grande successo editoriale tra i giovani.

Il film, diretto da Emanuele Scaringi, è interpretato da Simone Liberati, Valerio Aprea, Pietro Castellitto, Laura Morante, Claudia Pandolfi, Kasia Smutniak, Adriano Panatta. È in sala dal 13 settembre.

Ugo Dell’Arciprete