Lunedì 28 maggio 2018, a Milano, nei Chiostri dell’Umanitaria, si è svolto l’evento Experiencing Firriato, un viaggio nella Sicilia dei grandi terroir, con il quale la famiglia Di Gaetano ha realizzato un viaggio tra territori straordinari, tradizioni produttive e peculiarità enologiche, che, con Firriato, diventa una sintesi completa di ciò che la Sicilia oggi rappresenta tra Etna, colline trapanesi e isola di Favignana.

L’azienda vinicola siciliana Firriato, fondata nel 1984 dalla famiglia Di Gaetano, è organizzata in 6 tenute dal caratteristico microclima, in cui tutela il pregiato patrimonio ampelografico autoctono. I 380 ettari di vigneto sono curati e coltivati con passione in regime di agricoltura biologica certificata, suddivisi in tre contesti produttivi eterogenei e complessi: l’Agro di Trapani (quattro tenute: Baglio Sorìa, Borgo Guarini, Dàgala Borromeo e Pianoro Cuddìa), la Tenuta di Cavanera sull’Etna nel territorio di Castiglione di Sicilia e la tenuta di Calamoni sull’isola di Favignana, l’unico vigneto oggi presente nelle Egadi.

Firriato è un pioniere nella viticoltura di precisione, una tecnica che non massifica la produzione di un vigneto, ma ne valorizza, invece, ogni singola pianta ed il ventaglio di espressioni che uno stesso vitigno può rivelare in contesti pedoclimatici distinti. La dedizione e lo zelo delle pratiche enologiche volte al rispetto della sostenibilità ambientale sono parte integrante della filosofia produttiva della Firriato, che, anno dopo anno, ha continuato a conquistare i mercati internazionali per la qualità e l’eleganza dei suoi vini. Firriato, oggi, è presente in 48 Paesi con i suoi vini, espressione sapiente del terroir siciliano.

L’evento di Milano ha permesso di scoprire una storia enologica tutta Born in Sicily, scritta da Salvatore e Vinzia Di Gaetano e proseguita oggi con passione e dedizione dalla figlia Irene insieme al marito Federico Lombardo di Monte Iato.

Questo evento - ha affermato Vinzia Novara, amministratore delegato Firriato - ci dà l’occasione di celebrare quel forte e indiscusso legame che esiste tra la nostra azienda e Milano, città che sul versante enogastronomico mette in campo un alto livello che poche capitali al mondo possono vantare.

Proprio per questa condizione di assoluto prestigio - ha continua Federico Lombardo di Monte Iato, COO Firriato - nella città meneghina abbiamo la possibilità di intercettare un pubblico di consumatori molto versatile a cui poter presentare tutte le collezioni dei nostri vini che, in interpretazioni differenti, racchiudono tutti i terroir della Sicilia.

Lungo un impareggiabile percorso sensoriale, organizzato nei luoghi più suggestivi dei Chiostri dell’Umanitaria - il Salone degli Affreschi, l’Auditorium, il Chiostro dei Pesci ed il Chiostro delle Memorie - Firriato ha così raccontato la Sicilia del vino: gli ospiti hanno potuto scoprire, in ogni calice, tutta la ricchezza e la complessità dei terroir in cui opera Firriato.

All’inizio del percorso abbiamo trovato le bollicine prodotte dall’azienda, quelle pregiate dei due metodo classico Gaudensius Blanc de Noir (Etna Doc) e Gaudensius Blanc de Blancs, quelle intense del metodo charmat Saint Germain e quelle esuberanti dei petillant Charme Bianco e Charme Rosé.

Poi abbiamo visitato le postazioni con i Grandi Bianchi e i Vini di Favignana, con il Favinia La Muciara e il Favinia Le Sciabiche, dove salinità, freschezza e mineralità giocano un ruolo di primo piano. Non sono mancati i vini del Vulcano, con i due portabandiera Cavanera Ripa di Scorciavacca e Cavanera Rove delle Coturnie, veri e propri gioielli dell’enologia del vulcano, e i vini Le Sabbie dell’Etna, frutto di una presenza più che decennale sulla grande Montagna.

Una postazione era dedicata ai vini biologici Caeles, che, negli ultimi anni, hanno rappresentato, con successo, l’anima green di Firriato.

Naturalmente è stato dato spazio anche ai Classici Rossi, con il Santagostino e il Quater Vitis, vini che hanno scritto negli anni la storia del marchio in Italia e in giro per il mondo, e ai Top wine Harmonium, Ribeca e Camelot, che hanno consacrato il nome di Firriato tra i grandi nomi dell’enologia italiana.

Ai grandi intenditori, poi, era dedicata l’area delle Verticali, con il tasting di alcune riserve speciali di famiglia.

Infine, abbiamo trovato il banchetto della Vendemmia Tardiva, con l’elegante Bayamore, e i vini Dolci Naturali, con i passiti l’Ecrù e il Favinia Passulè e il moscato d’Alessandria l’Ocra.

Ma Experiencing Firriato è stato anche un vero e proprio tuffo nei sapori e nei sentori di Sicilia.

Nel corso della serata, infatti, si sono svolti due cooking show affidati all’estro di due astri nascenti della cucina siciliana: Andrea Macca, resident chef di Baglio Sorìa Wine & Resort, e Lorenzo Ruta, della Taverna Migliore di Modica. Andrea Macca ha messo in scena la sua creatività nella rielaborazione gourmet di uno dei piatti must della cucina siciliana: il Raviolo di Sarde a Beccafico con salsa di Finocchietto Selvatico. Mentre Lorenzo Ruta ha proposto un Tortello al Nero di Seppia con Latte di Mandorla Salato.

Lungo il percorso tra le sale dell'Umanitaria abbiamo potuto degustare alcune ricercatezze della gastronomia siciliana, presentate dai rispettivi produttori: lo street food gourmet di FUD Bottega Sicula, i formaggi del Consorzio della Vastedda del Belice, il Suino Nero dei Nebrodi dell’azienda La Paisanella, la porchetta dell’azienda Vecchio Carro.

Particolarmente interessanti, poi, i salami di asino ragusano de Il Chiaramontano, il caviale di lumaca dell’azienda La Lumaca Madonita, le conserve Campisi, i latticini di bufala prodotti da Bubalus e i panettoni (speciale il Panettone Carrubbo, Arancia e Cioccolato) e le varie creme artigianali della pasticceria Di Stefano Dolciaria.

Non sono mancati il pane del Panificio Davide Longoni di Milano e le acque minerali di Fonte Plose.

Info: www.firriato.it

Giovanni Scotti

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