L’inglese John Ruskin (1819-1900), scrittore, pittore e critico d’arte, che ebbe un legame fortissimo con la città lagunare, alla quale dedicò la sua opera letteraria più nota, Le pietre di Venezia, uno studio della sua architettura, sondata e descritta nei particolari più minuti, e un inno alla bellezza, all’unicità ma anche alla fragilità della città, “torna” a Venezia in una grande mostra, curata da Anna Ottani Cavina, che, grazie a tanti prestiti internazionali punta i riflettori sull’artista e sul suo rapporto con la città lagunare.

Ruskin torna, ora, nelle sale e nei loggiati di Palazzo Ducale, edificio che egli esplorò a lungo da angolazioni diverse: taccuini, acquarelli, rilievi architettonici, calchi in gesso, albumine, platinotipi.

La mostra, che celebra John Ruskin, si focalizza sull’artista, articolandosi attorno a cento sue opere, che ne documentano la vocazione a tradurre in immagini la realtà, fissando su migliaia di fogli, a penna e acquarello, il suo “instancabile tentativo di comprendere il mondo

Lo sguardo colorato di Ruskin - scrive Ottani Cavina - sarà una rivelazione per il pubblico italiano, poiché è lui il più grande acquarellista dell’età vittoriana.

La città, l’architettura, i grandi maestri veneziani, di cui riproduce le opere, reinterpretandole, la tensione a esplorare la natura, fra curiosità e immaginazione, sono i leitmotiv di questo incontro con i lavori di Ruskin, che, da critico, si batté per la modernità, riconoscendo, in particolare, la forza rivoluzionaria della pittura di Turner, difeso contro i detrattori in vari scritti e nell’opera in più volumi “Modern Painters”.

Un incontro fondamentale quello avvenuto, in giovane età, con un maturo Turner al quale, secondo Ruskin, la natura ha dato un occhio particolare e un’immaginazione selvaggiamente bella: tanto che del pittore della luce sono in mostra alcune straordinarie raffigurazioni della città lagunare, come Venezia, Punta della Dogana e Santa Maria della Salute, prestato dalla National Gallery di Washington e John Ruskin Venezia, cerimonia dello Sposalizio del mare dalla Tate di Londra.

Oltre al viaggio in Italia e alla fascinazione per la natura - con una serie di acquarelli che privilegiano il tema della montagna e i paesaggi della penisola - il cuore dell’esposizione è, comunque, il rapporto dell’artista con Venezia.

Un legame, coltivato nell’arco di una vita, a partire dal primo incontro a sedici anni, e alimentato in 11 viaggi tra il 1835 e il 1888, è esplicitato sotto diversi punti di vista - Studi di nuvole, Tramonti, Pleniluni, Scorci della laguna, Studi dai grandi pittori veneziani: Carpaccio, Veronese, Tintoretto - ma verte, essenzialmente, sul tema cruciale della “natura del gotico”, con la sua riscoperta e celebrazione: il momento più alto dell’arte e dell’architettura non solo dal punto di vista estetico ma anche morale.

Il testo di riferimento è il magnifico libro “The Stones of Venice” (1851-1853, 3 volumi), al quale si aggiungono le scenografiche tavole in folio degli “Examples of the Architecture of Venice”, pubblicate negli stessi anni, e “St. Mark’s Rest”, nato come revisione de Le pietre di Venezia, dopo che egli aveva assistito alla demolizione di parti importanti della Basilica di San Marco, e divenuto una guida della città “per i pochi viaggiatori che ancora hanno a cuore i suoi monumenti”.

In mostra il visitatore può ammirare anche una selezione dei “Venetian Notebooks” (taccuini di schizzi, misurazioni, piante, spaccati e fittissimi appunti), manoscritti di Ruskin per The Stones of Venice (frammenti di carta azzurra mai prima esposti e conservati alla Morgan Library di New York), alcune prime edizioni a stampa, dagherrotipi, foto storiche e dipinti emblematici dei grandi pittori del Cinquecento veneziano a confronto con gli studi che il critico inglese aveva tratto da loro.

La Venezia di Ruskin è … scoperta, ossessione; città da amare per l’assoluta bellezza e da odiare per il suo decadimento, in uno stringente rapporto tra architettura e società civile; Venezia da cantare e da salvare: Ruskin “Direttore di coscienze”, come lo definì Proust nel necrologio pubblicato a pochi giorni dalla sua morte (avvenuta il 27 gennaio 1900), lancia un monito ancora attuale.

Info, prenotazioni, biglietti: Palazzo Ducale, Appartamento del Doge San Marco 1, Venezia - dal 10 marzo alle 10 giugno 2018, dalle 8.30 alle 19.00 - info@fmcvenezia.it - palazzoducale@visitmuve.it - www.visitmuse.it.

G. Scotti

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