Che la piana del Fucino, in Abruzzo, ospitasse anticamente un lago (il terzo d’Italia per superficie) è cosa abbastanza nota. Molti sanno anche che nell’Ottocento il lago fu prosciugato con una importante opera di ingegneria idraulica su iniziativa dei Principi Torlonia, che ne ricavarono una enorme estensione di terreni fertilissimi. Ma ben pochi sanno che già gli antichi Romani avevano compiuto, con i mezzi dell’epoca, un prosciugamento quasi completo del lago, lasciandone volutamente una piccola porzione a beneficio delle popolazioni locali abituate a vivere anche di pesca.

È questa una delle molte curiosità offerte al turista dalla Marsica, il territorio in provincia dell’Aquila tra Avezzano, Celano e Pescina, che corrisponde essenzialmente alla piana del Fucino. Un territorio poco battuto dalle rotte classiche del turismo, ma che invece ha molto da offrire sul piano storico, culturale e, last but not least, gastronomico.

I CUNICOLI DI CLAUDIO - Ma torniamo al lago, o meglio al suo svuotamento, visto che ad esso si deve lo sviluppo della zona. Per un fenomeno di subsidenza il lago era situato in una conca, pertanto era privo di emissari e l’acqua poteva disperdersi solo per evaporazione e per penetrazione nel sottosuolo. Ciò comportava che il lago, invaso dai depositi trasportati da numerosi immissari, prima del prosciugamento aveva notevoli variazioni di superficie e di livello e, quando i fiumi erano ingrossati dalle piogge, straripava di frequente con inondazioni disastrose nei terreni circostanti.

Per questo i Marsi, dopo essere stati sottomessi dai Romani con le guerre Italiche, conoscendo le grandi capacità ingegneristiche dei loro conquistatori si rivolsero ad essi chiedendo di creare uno sbocco artificiale alle acque del lago in modo da stabilizzarne la situazione. Il primo ad occuparsi concretamente del problema fu nientemeno che Giulio Cesare, che però non poté portare avanti il progetto a causa del noto infortunio occorsogli alle Idi di marzo.

Fu solo l’imperatore Claudio che a metà del primo secolo dopo Cristo riuscì a portare a termine l’impresa. Nella sua Vita dei Cesari Svetonio narra che vennero utilizzate 30.000 persone tra schiavi e operai, lungo undici anni di incessanti lavori: si lavorava anche di notte, su tre turni di 8 ore, in squadre, sparse lungo il tragitto del canale. Infatti, data la ovvia mancanza all’epoca dei sofisticati strumenti odierni, era impossibile partire con due scavi dalle parti opposte del monte, sperando che le due squadre si incontrassero a metà strada. Pertanto furono dapprima scavati in verticale 40 pozzi opportunamente dislocati lungo il previsto tracciato del tunnel di scarico, quindi gli operai dall’interno dei pozzi scavarono gallerie orizzontali collegando ogni pozzo al successivo. Il risultato fu un canale di 5,6 km che attraversava in parte il Monte Salviano, per poi drenare nel fiume Liri.

Purtroppo questo capolavoro di ingegneria ebbe vita tormentata fin dall’inizio. Infatti, terminati i lavori, Claudio volle celebrare l'opera con fasto, e organizzò dunque una naumachia, una battaglia navale sul lago. Al termine, venne aperta la diga, ma l'acqua non scolò a causa di una piccola frana avvenuta poco prima. Purgato il canale e riaperte le chiuse, un'ulteriore frana causò una grossa ondata di ritorno che si abbatté sul palco dove la famiglia imperiale banchettava. Nei secoli successivi il condotto assolse alla sua funzione, tuttavia, per via della conformazione della roccia scavata, opere manutentive si resero spesso necessarie con grande dispendio economico ed anche umano.

Con la caduta dell'impero romano e le invasioni barbariche che ne seguirono venne a mancare inevitabilmente la manutenzione tanto che, molto probabilmente anche a causa di un grave terremoto avvenuto nel 508 d.C., i canali si ostruirono con la conseguenza del ritorno del lago Fucino ai livelli precedenti, fino al citato intervento risolutore dei Torlonia. Restano però, per la meraviglia del turista, i grandiosi accessi dei cunicoli voluti da Claudio, ancora visitabili nei pressi della zona industriale di Avezzano [cunicoli]. La segnaletica purtroppo è ancora carente, ma impostando “cunicoli di claudio” su Google Maps si viene guidati sul posto senza eccessivi problemi (imboccare la strada sterrata sulla destra, tra un boschetto di pini).

ALBA FUCENS - Restando in tema di antica Roma, una gita nella Marsica non può non includere una visita ai resti di Alba Fucens, sito archeologico dichiarato monumento nazionale. Fondata intorno al 300 a.C., Alba divenne un importante punto di controllo della vicina via Tiburtina Valeria. Distrutta ed abbandonata a seguito di eventi sismici nel sesto secolo, la città finì dimenticata sotto terreni ad uso agricolo, finchè nel 1949 i primi scavi sistematici cominciarono a riportarla alla luce.

Di tutta la città, che nel periodo di massimo splendore occupava tre alture contigue ed era cinta da una cerchia di mura lunga quasi 3 Km, si possono ancora ammirare nella spianata fra le tre alture i resti della zona centrale destinata ad uso pubblico, con le terme, i templi e le tabernae. Non lontano, sfruttando un avvallamento del terreno, i Romani realizzarono un anfiteatro per i classici giochi di gladiatori e di belve, di cui restano ben conservati la balaustra ellittica e il maestoso portale di ingresso del lato nord. Su questo una iscrizione ci informa che il teatro stesso fu donato alla città natale dal più famoso dei suoi figli, Quinto Nevio Sutorio Macrone, assurto alla prestigiosa carica di Prefetto del Pretorio sotto l’imperatore Tiberio.

In cima ad una delle tre alture Alba Fucens offre al turista un altro gioiello artistico: la chiesa di San Pietro in Albe. Il sito fu edificato in un primo tempo come chiesa paleocristiana riadattando un tempio di Apollo, come spesso avveniva nel periodo di transizione dal paganesimo al cristianesimo, inglobandone le fondazioni e alcune colonne. All'inizio del XII secolo la chiesa, gestita dai Benedettini, assunse le prime forme che rispecchiano le attuali. Snaturata da rifacimenti di gusto barocco, si può dire che per la chiesa sia stata una fortuna il terremoto del 1915: infatti al momento della ricostruzione fu deciso di eliminare tutte le superfetazioni e riportare l’edificio alla sua struttura solenne e semplice. L’intervento costituì un riuscito esempio di anastilosi, ovvero di ricostruzione ottenuta rimettendo insieme, nell’esatta configurazione precedente al crollo, gli elementi architettonici originali, senza restauri artificiali.

Pezzo forte della chiesa sono le magnifiche decorazioni in stile cosmatesco degli interni. Di particolare interesse lo stupendo ambone, fortunatamente salvatosi dai crolli del terremoto, che presenta l’insolita caratteristica di essere riccamente decorato non solo nella parte anteriore, quella normalmente visibile dai fedeli raccolti a messa, ma anche nel lato posteriore.

CASTELLO DI CELANO - Non possiamo concludere questa panoramica sulle bellezze poco note della Marsica senza citare il Castello di Celano, che ha un duplice interesse, sia per l’edificio in sé, sia per il contenuto che ospita.

Il castello viene fondato nel 1392 dal conte Pietro Berardi con una funzione prettamente militare difensiva, come testimonia la struttura della parte inferiore dell’edificio, massiccia e con finestre molto piccole. Posseduto fino a metà ‘400 dalla famiglia Berardi, passa poi alla famiglia Piccolomini che lo amplia dandogli un carattere più residenziale. Una simile trasformazione è stata adottata in molti altri casi simili all’inizio del Rinascimento, quando le contese diventano più politiche che militari.

I Piccolomini procedono quindi ad una sopraelevazione, costruendo il piano nobile che si stacca chiaramente da quello inferiore grazie ad una cornice marcapiano; piano nobile illuminato da ampie finestre a bifora.

Nei secoli successivi il castello passa in proprietà a diverse famiglie nobili, sempre mantenendo la doppia veste di residenza dei signori del posto e di controllo del territorio. Coinvolto in varie vicende belliche, il castello ha sempre protetto adeguatamente i suoi proprietari, non venendo mai conquistato con la forza da eserciti nemici. L’unico caso di vittoria degli assalitori si ha nel 1647 quando il castello era occupato da rivoltosi che avevano aderito alla rivolta di Masaniello: nella successiva restaurazione, dopo un lungo assedio ad opera delle truppe reali, gli occupanti si arresero riconsegnando spontaneamente la fortezza.

Gravemente danneggiato dal terremoto del 1915, il castello fu acquisito nel 1938 dallo Stato Italiano che nel ’40 ne iniziò i lavori di restauro, purtroppo subito interrotti a causa dell’entrata in guerra. Ripreso negli anni tra il ’50 e il ’60, il restauro è stato realizzato ricostruendo fedelmente l'antica struttura, grazie all'abbondante repertorio fotografico disponibile, e restituendo al castello la sua maestosa imponenza.

Non meno interessante è il contenuto del castello, che nelle nove sale del piano nobile ospita il Museo d'arte sacra della Marsica. Dal dicembre 2014 sia il castello che il museo sono in gestione al Polo museale dell'Abruzzo. Sono esposti sia reperti archeologici che dell’era moderna. I primi provengono dalla collezione Torlonia, che mise insieme numerosi pezzi rinvenuti grazie al prosciugamento del lago del Fucino: si va da utensili dell’età della pietra a oggetti domestici e armi dei Marsi e poi dei Romani. La seconda sezione raccoglie invece soprattutto oggetti di arte sacra provenienti da chiese e monasteri medioevali e rinascimentali della Marsica. Il pezzo più notevole è probabilmente il trittico con Madonna con Gesù Bambino, Evangelisti, profeti e storie della vita di Gesù Cristo detto Trittico di Alba Fucens (XIV secolo), in legno scolpito e dipinto, lamina d'argento dorato, perle, gemme e smalti, di bottega veneziana, proveniente dalla Chiesa di San Nicola di Alba Fucens. L'opera venne estratta dalle macerie dopo il terremoto del 1915 e fu trasportata nel Museo di Palazzo Venezia a Roma. Dopo un lungo ed accurato restauro, dal 1995 è tornata nella Marsica per la sua collocazione definitiva nel Museo.

CONSIGLI PRATICI - La valorizzazione turistica della Marsica è curata dalla DMC (Destination Management Company) Marsica, una delle 13 DMC costituite in Abruzzo, che con il progetto “Terrextra. Paesaggio, comunità e racconto nelle terre dei Marsi” intende incrementare la conoscenza del patrimonio ambientale, storico, culturale e artistico dell’area. La DMC, contattabile al tel. 348 7954462 o tramite form disponibile sul sito www.terrextra.net, è in grado di fornire informazioni sugli eventi in programma nel territorio e per visite guidate.

La Marsica è facilmente raggiungibile grazie all’autostrada A25 Roma-Pescara, uscite di Magliano dei Marsi per Alba Fucens, Avezzano per i cunicoli di Claudio e Aielli/Celano per il castello. Avezzano e Celano sono anche stazioni della linea ferroviaria Roma-Pescara.

Per il soggiorno una buona soluzione, baricentrica per la visita di tutta la zona, è l’hotel residence Il Feudo dei Pierleoni alle porte di Celano www.hotelresidenceilfeudo.it, contattabile su info@hotelresidenceilfeudo.it o al numero 0863 790025. Per chi preferisce la soluzione B&B è consigliabile Il Fortino www.ilfortinolocandaosteria.it, sempre in prossimità di Celano, tel 320-3009335 o email ilfortinosrl2014@gmail.com.

La visita ad Alba Fucens e a San Pietro richiede una intera mattinata, quindi arrivati all’ora di pranzo niente di meglio per rifocillarsi che il ristorante Le Antiche Mura, proprio all’ingresso dell’area archeologica www.ristorantepizzeria.avezzano.aq.it tel. 0863441086 email leantichemura@live.it. Nei pressi di Celano si può assaporare la cucina tipica Abruzzese al ristorante Al Castello ristorante-al-castello.business.site tel. 0863 78347.

Chi al termine della visita vuole riportarsi a casa qualcuno dei buoni prodotti genuini gustati sul posto può affidarsi ai formaggi di Gregorio Rotolo su www.vallescannese.com tel. 0864/576043 e-mail info@vallescannese.com, a miele, confetture e salse di Susanna Molica www.alleradici.com, tel. 331.1297682 email info@alleradici.com, al farro e zafferano di Marcello Capriotti www.gastronavigatore.it/produttori?idN=127 email info@galgransassovelino.it.

Ugo Dell’Arciprete

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