C’è stato un tempo in cui, nel cuore dell’Europa, gruppi di monaci, studiosi e intellettuali si muovevano alla ricerca del sapere. Abbazie e monasteri erano le mete del cammino, per le preziose biblioteche che vi erano conservate: vere “farmacie dell’anima”, come recita il motto inciso sopra la porta della biblioteca abbaziale di San Gallo. Un itinerario intrigante si snoda nel cuore d’Europa, tra Svizzera e Germania, immerso in un’atmosfera  ispirata a “Il Nome della rosa”.In  Baden-Württemberg Al centro del Bodensee, nella regione del Baden-Württemberg, sorge l’isola monastica di Reichenau. Il primo monastero benedettino fu fondato nel 724 sull’isola, allora completamente disabitata, dal vescovo itinerante Pirmin. Sotto il diretto controllo imperiale, il monastero prosperò, diventando uno dei grandi centri intellettuali del mondo occidentale. La libreria del monastero e la scuola di pittura di Reichenau, specializzata nelle miniature di manoscritti ed affreschi e l’arte della lavorazione dell’oro raggiunsero una fama incredibilmente vasta. Le tre chiese dell’isola, uniche rimaste delle numerose chiese originarie, sono magnifici esempi di architettura monastica tra il IX°  e l’XI° secolo: le parti più antiche delle cattedrali di Santa Maria e di San Marco risalgono addirittura alla chiesa carolingia inaugurata nell’anno 816. Interessantissimi gli affreschi monumentali nella chiesa di San Giorgio, uniche opere pittoriche di una chiesa a Nord delle Alpi arrivate fino ai nostri giorni da un’epoca precedente l’anno 1000.  www.reichenau.de  Ente Nazionale Germanico per il Turismo, tel. 02-26111598 www.germany.travel 

  

San Gallo

Come l’isola di Reichenau in Germania, anche l’abbazia di San Gallo in Svizzera, a pochi chilometri dalla costa del Bodensee, è patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Le due abbazie erano strettamente collegate nel Medioevo e si deve proprio ai monaci di Reichenau il disegno della pianta dell’abbazia ideale che sarebbe stato alla base della costruzione dell’abbazia di San Gallo. Questa mappa è esposta proprio qui e pare che Umberto Eco si sia ispirato a questo documento per immaginare la struttura dell’abbazia  de “Il nome della rosa”.Il distretto abbaziale di San Gallo, patrimonio dell’umanità dell’Unesco dal 1983, come «perfetto esempio di grande monastero Carolingio», comprende la  magnifica cattedrale barocca con la maestosa facciata a due torri e la biblioteca considerata il più bell’esempio di arte rococò presente in Svizzera. Questa contiene 170.000 volumi e 2000 manoscritti originali che risalgono al Medioevo e vengono di volta in volta mostrati al pubblico. Più di 400 volumi hanno più di 1000 anni. Emozionante la visita nella sala di questa biblioteca, un vero sacrario, che ha un fascino non solo culturale, ma anche estetico: legni intarsiati, ante protette, soffitti meravigliosamente affrescati, vetrine preziose, colonnati, nicchie, dipinti.Ma come si creò tutta questa ricchezza culturale e spirituale già nel primo millennio? La storia racconta che nel 612 il monaco irlandese Gallo, uno dei 12 monaci che accompagnarono nell’Europa continentale san Colombano, costruì in questo luogo la sua cella solitaria.Sul luogo dove era situato il suo eremo, nel 747, il monaco tedesco Otmaro trasformò la piccola comunità venutasi a creare in una comunità monastica, riunita sotto la Regola benedettina, erigendovi un’Abbazia che porta il nome del santo. Con l’introduzione della Regola benedettina, che imponeva letture quotidiane ai membri del cenobio, cominciò a svilupparsi lo scriptorium, l’officina scrittoria in cui generazioni di monaci si dedicarono all’arte della calligrafia, della decorazione e della rilegatura. Ancora oggi molte grandi biblioteche del mondo custodiscono manoscritti creati dai benedettini sangallesi. Accanto allo scriptorium sorsero una scuola e una biblioteca che fecero di San Gallo uno dei centri di studi e di sapere più luminosi d’Europa. Mirabolante anche la storia di questo patrimonio, sottratto a incendi, saccheggi e guerre: spesso i monaci trafugarono la collezione portandola a centinaia di chilometri di distanza.E la tradizione bibliofila sangallese ha dimostrato di saper convivere anche con le rivoluzioni tecnologiche. All’epoca dell’invenzione della stampa i monaci benedettini si adeguarono creando una loro stamperia. E oggi, nell’era di internet, la biblioteca ha già avviato uno dei progetti più innovativi a livello mondiale di digitalizzazione dei testi medievali, per permettere a tutti di accedere alla sua inestimabile fonte di sapere.

A Einsiedeln

Ancora una tappa del nostro itinerario ideale verso le abbazie del centro Europa ci porta ad Einsiedeln, a 900 metri di altezza in un’alta vallata delle Prealpi, a breve distanza da Zurigo, nel cuore della Svizzera. Il lago Sihl, incastonato armoniosamente nel paesaggio, insieme alla cornice di montagne, ne costituisce il panorama da cartolina.Anche la storia di questo villaggio e di questa comunità religiosa comincia nell’alto Medioevo, quando, nell’835, san Meinrad giunse da Etzel nella Foresta Oscura e fu assassinato da due ladri. Un secolo dopo il beato Eberhard fondò il monastero benedettino, a cui poi l’imperatore Enrico II donerà tutta l’area circostante. Einsiedeln diventò man mano famosa nei primi secoli del secondo millennio. Ma all’inizio del 1700 si cominciò la costruzione ex novo dell’attuale complesso conventuale barocco, poiché le strutture romaniche e gotiche avevano molto sofferto negli anni e gli spazi non erano più sufficienti per soddisfare le esigenze della comunità. Il complesso era composto dalla Chiesa, luoghi di abitazione e di lavoro per la comunità dei monaci, per la scuola del monastero, per gli ospiti e per i servizi interni. Successivamente si costruirono edifici per l’amministrazione, le officine e l’allevamento di cavalli. Oggi sulla piazza barocca del monastero, in cima ad un’alta scalinata, si innalza la facciata della chiesa in pietra arenaria con i due alti campanili. Anche a Einsiedeln il tesoro è la biblioteca, specchio della vita spirituale del monastero, che, in una splendida sala del primo periodo rococò, conserva un patrimonio di 1200 manoscritti, 1100 incunaboli e 230.000 volumi stampati nel periodo tra il XVI° e il XX° secolo.Svizzera Turismo, n. verde 0080010020030, www.svizzera.it

Franca Dell’Arciprete Scotti Franca

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