La riedizione del tavolo di ANGELO MANGIAROTTI E BRUNO MORASSUTTI
Agapecasa: la riedizione del tavolo SCHWOB
Il Tavolo Schwob viene presentato all’interno dell’allestimento curato da Agapecasa e Silvera su progetto dell'arch. Camilla Benedini, proposto in concomitanza con Maison&Objet a Parigi. Silvera si configura come un punto di riferimento per Agapecasa e per la presentazione della Mangiarotti Collection nel contesto parigino.

La selezione tutela e sviluppa il patrimonio progettuale di Angelo Mangiarotti nel rispetto dei materiali, delle proporzioni e delle logiche costruttive originarie. In questo scenario trovano posto il tavolo Eros, le sedute Tre3, il sistema Cavalletto e i vasi CAP53, componendo un insieme che rende evidente la continuità di un linguaggio fondato su forme essenziali e strutture autonome.
All’interno di questa cornice, il debutto del restituisce il punto di incontro fra la ricerca di Mangiarotti e il momento storico che ne ha determinato la nascita, offrendo una lettura che dialoga con l’intera collezione e ne amplia la comprensione. La presenza congiunta di questi progetti permette di cogliere come il lavoro del 1959 trovi risonanza nelle soluzioni successive, dando unità a un percorso che continua a mostrarsi sorprendentemente attuale.
Il Tavolo Schwob è un raro progetto del 1959 firmato da Angelo Mangiarotti e Bruno Morassutti. Disegnato per l’arredo della storica Villa Schwob - o Villa Turque - a La Chaux-de-Fonds, il tavolo nasce all’interno del raffinato intervento di rilettura interna realizzato dai due architetti milanesi in una delle opere più significative del primo LeCorbusier.
Villa Schwob: un passaggio cruciale nel percorso di Le Corbusier
Costruita tra il 1916 e il 1917 per l’imprenditore Anatole Schwob, la villa rappresenta un punto di snodo nella ricerca di Le Corbusier. È l’ultima grande opera del periodo svizzero e contiene già i prodromi della fase successiva: un controllo più astratto della geometria, un uso strutturale del calcestruzzo e una crescente attenzione alla misura dello spazio in relazione alla luce. Una soglia tra la stagione giovanile e la futura stagione purista.
Quando, quattro decenni più tardi, Mangiarotti e Morassutti vengono chiamati a reinterpretarne gli interni, affrontano l’incarico con grande disciplina: conservano la forza dell’impianto originario e allo stesso tempo inseriscono elementi coerenti con la cultura materiale degli anni Cinquanta.

Il Tavolo Schwob nasce esattamente in questo punto di convTavolo Schwob ergenza.
Essenzialità meccanica, misura dello spazio. Il cuore del progetto è la grande sala a doppia altezza, dominata dalla vetrata monumentale e dalla scultura che ne definisce l’asse visivo. In questo ambiente, i tavoli Schwob introducono un paesaggio orizzontale modulare, capace di lasciare lo sguardo libero verso l’esterno e di assecondare la fluidità dello spazio. La struttura in alluminio lavorato di precisione, disegnata a croce con giunzioni meccaniche espresse, sostiene un piano in marmo che si appoggia alla base per pura gravità, anticipando un principio che diventerà centrale nella ricerca matura di Mangiarotti.

Le due maniglie laterali, integrate nella logica della struttura, ne facilitano lo spostamento trasformando un gestofunzionale in un segno riconoscibile.
La riedizione Agapecasa è proposta in tre dimensioni — 100x100 cm, 80x80 cm e 65x65 - cm — e in una selezione di pietre naturali: Bianco Carrara, Nero Marquina, Verde Alpi, Emperador Dark, oltre a materiali speciali su richiesta.
Un progetto raro, oggi nuovamente accessibile. Realizzato in pochi esemplari esclusivamente per Villa Schwob, il tavolo non entrò mai in produzione. La sua presenza si è conservata attraverso fotografie, disegni e testimonianzedell’epoca. Oggi Agapecasa lo propone in una riedizione filologica, rispettosa nelle proporzioni, nelle lavorazioni e nelle intenzioni costruttive originali, rendendo disponibile un progetto che appartiene a un momento irripetibile della cultura architettonica del Novecento.
Rieditare il Tavolo Schwob significa restituire continuità a una storia comune: quella tra Mangiarotti, Morassutti e Agape. È un progetto nato per un luogo preciso, ma portatore di un’idea universale di misura, chiarezza e relazione con lo spazio.
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