| ArtPlace 3D dà nuova voce a questa collezione eterogenea generando un’esperienza immersiva. La tecnologia sviluppata da Smart Factory consente di esplorare la casa museo in 3D, attraversando ambienti, piani e atmosfere. Le sale e le vetrine diventano nodi di un racconto interattivo: schede intelligenti connettono epoche, funzioni e provenienze; QR code permettono di approfondire ogni oggetto; percorsi tematici accompagnano il visitatore tra la vita domestica, il lavoro, i divertimenti e le curiosità. Tutto si muove in equilibrio tra reale e virtuale, mantenendo intatto il carattere intimo della dimora e la delicatezza del suo allestimento originale. “ArtPlace 3D ci permette di mantenere decifrabile la testimonianza degli oggetti e di condividere la nostra casa con chi non può essere a Milano”, spiega la Fondazione Emilio Carlo Mangini. “La tecnologia è al servizio del racconto: costruisce ponti, non barriere, e apre il museo a una comunità più ampia e partecipativa”, aggiunge Smart Factory. Il progetto nasce dal desiderio di rinnovare la missione originaria di Emilio Carlo Mangini, che nel 1978 acquistò l’edificio insieme al figlio Giuseppe per trasformarlo in una fondazione dedicata alla cultura materiale. La sua passione non era quella del collezionista elitario, ma dell’uomo che vede negli oggetti la prova viva dell’ingegno e delle abitudini umane. Diceva che la storia vera si legge nelle cose semplici, nelle forme usurate dall’uso quotidiano. Oggi quella filosofia trova nuova forza in un linguaggio digitale che conserva, amplia e condivide. ArtPlace 3D non è solo un progetto di digitalizzazione, ma un modo nuovo di abitare la memoria. L’esperienza fisica e quella virtuale si intrecciano: il visitatore in presenza può visitare la casa museo con audioguida scegliendo fra quattro percorsi e interagire con contenuti multimediali che arricchiscono la visita, mentre chi si collega da remoto può esplorare il museo come se fosse lì, seguendo percorsi personalizzati, ascoltando narrazioni audio, partecipando a microstorie che animano la collezione. È un museo che respira, che si apre, che si racconta con linguaggi diversi per raggiungere pubblici differenti. Nelle parole di Emilio Carlo Mangini si ritrova la radice di questa innovazione: conservare, sì, ma anche condividere: assieme al figlio Giuseppe, infatti, condivise una visione pionieristica del collezionismo come forma di conoscenza e responsabilità civile. Insieme, padre e figlio trasformarono la passione privata in un gesto pubblico, restituendo alla città una casa in cui la memoria non si conserva soltanto, ma si abita. La tecnologia oggi non sostituisce la presenza, la moltiplica. Trasforma la curiosità in esperienza, la memoria in movimento, la conoscenza in incontro. E così, nel cuore della Milano più antica, il Museo Mangini Bonomi rinnova il suo ruolo: essere un luogo di scoperta e dialogo, dove il passato incontra il futuro e la storia diventa, finalmente, esperienza viva. |